FAREWELL LASCIO LA SCUOLA

Vai in pensione? Tuuuu?” occhi increduli e sbarrati.  Sì, proprio io che ho scelto di insegnare per passione e lo faccio da trentaquattro anni, ho deciso di lasciare la scuola. 

Lascio la scuola perché la amo troppo ma è ormai un amore platonico e idealizzato.

Non lascio l’insegnamento. Sono e sempre sarò un’insegnante nel mio Dna ma investirò altrove la mia passione: nel progetto “Scuola in Ospedale” al CRO.

Lascio la scuola perché non credo più in questo sistema educativo, in questa Istituzione che mi sta cambiando, rendendomi triste e alienata.

Lascio Questa scuola, non la Mia Scuola, che mi chiede di fare tutto fuorché insegnare.

Lascio questa scuola che mi vuole “tuttologa” mentre io ho studiato e mi sono aggiornata anno dopo anno, per sapere insegnare inglese, letteratura, poesia, creative writing, debate.

Lascio questa scuola che non mi fa crescere umanamente e professionalmente ma mi soffoca, facendomi sentire irrilevante, obsoleta.

Lascio questa scuola immobile, dove cambiano i nomi, le etichette, ma la sostanza è invariata da decenni.

Lascio questa scuola senza meritocrazia. 

Lascio questa scuola che ignora. Chi innova viene isolato, dà fastidio il confronto. Chi si preoccupa del lato umano deve “fare finta di niente” per non creare problemi.

Lascio questa scuola perché voglio sentirmi VIVA, sentire che ciò che faccio ogni giorno è importante, non dovuto, né scontato.

Lascio questa scuola dei badge, dei tempi sprecati ad aggiustare i ritardi o le assenze di studenti fantasmi, assenti ma presenti, o “presenti fuori aula”. Ragazzi che dopo quattro ore ancora risultano assenti ma sono lì seduti, invisibili e nessuno se ne è accorto.

Lascio questa scuola fondata su miriadi di test sempre più standardizzati, dove si investe più tempo a valutare che a formare, inseguendo la chimera della oggettivizzazione delle conoscenze, della misurazione delle competenze, della trasversalità dei saperi, della multidisciplinarietà trasversale; più tempo a preparare prove che a preparare lezioni che infiammino la fantasia e accendano le emozioni. Le emozioni non si controllano, fanno paura. E io “parlo in modo troppo emotivo”.

Lascio questa scuola perché sto sviluppando una forte allergia all’overdose di acronimi e didattichese: AD, BES, CDV, AE, BYOD, EAS, ASL, CDC, FCE, PET, Invalsi, Noipa, LIM, UDA, PBL, PEI, SIDI, PTOF, RAV. Mi rendono irrequieta, trasgressiva. Non bene per una prof! Voglio esprimermi con parole vere, esplicite, semplici. Voglio poter ascoltare. Senza giudicare. 

Lascio questa scuola perché sono stufa di valutare, correggere, recuperare l’irrecuperabile senza poterci dedicare il tempo necessario per acquisire, condizione sine qua non per un apprendimento sereno e profondo. Non quello dei test a crocetta.

Lascio questa scuola che non fa la differenza, citando Don Milani. Chi entra bravo, con famiglie presenti, uscirà bravissimo. Chi entra con problemi, prima o poi abbandonerà, destinato a finire in scuole meno accademiche. O semplicemente più inclusive.

Lascio questa scuola di progetti, olimpiadi, gare, potenziamenti, superpoteri. Mi piaceva la vecchia lezione al mattino, svolta con serenità, preparata alla scrivania con minuzia e spesso poi modificata, accompagnata dalla musica, dalle immagini, da giochi e creazioni digitali. Non c’è più tempo per tutto questo. Tuttavia, senza practice, esercizio e allenamento, le lingue straniere non perdonano. Senza competenza linguistica non si costruisce creatività. Ecco che gli studenti, presi da mille impegni pomeridiani, non rispondono più alle sollecitazioni di lavori digitali, non vogliono LMS (ecco gli acronimi!) e sperimentazioni che costano tempo e fatica. 

Lascio questa scuola perché non so più mentire a me stessa, perché non sto insegnando come vorrei e saprei fare, perché ho una Ferrari in garage e devo usare la Cinquecento, perché non si può fare Classe Capovolta o Project Based Learning o Cooperative Learning quando l’ora prima e quella dopo sono interrogazioni, test nelle materie un tempo “orali”, o ascolto silenzioso. 

Lascio questa scuola perché non so rispondere agli studenti che mi chiedono di dire ciò che penso guardandoli negli occhi. Vorrei dir loro di fare la rivoluzione, di ribellarsi ad essere trattati come idioti, di essere imboccati quotidianamente per ripetere nozioni come pappagalli, per non sapere a marzo come sarà l’esame di giugno perché hanno cambiato le carte in tavola nel corso dell’anno. In quale paese che si chiami civile ciò è permesso? 

Lascio questa scuola dove alla domanda How are you?Non si risponde più… and you? Si danno le spalle e si risponde “non sono affari suoi”. Si infrange la privacy! L’indifferenza, l’anaffettività e la maleducazione non mi appartengono, mi fanno male.

Lascio questa scuola perché se continuo andrei contro la normativa e non voglio danneggiarmi. Non ne vale la pena alla mia età.

Lascio questa scuola sopraffatta dalla pressione crescente di problematiche adolescenziali, familiari, emotive, chimiche e relazionali; davanti a crisi di panico, e rabbie urlate, mi sento ormai impotente, priva degli strumenti idonei per affrontarle serenamente. Noi docenti siamo lasciati soli e non accetto di venire quotidianamente deprivata della mia energia vitale e del mio ottimismo. 

Lascio questa scuola perché non sono una psicologa e ho il diritto alla mia umanità che è anche fallibilità, emotività e imperfezione. 

Lascio questa dove gli studenti pigri sono viziati da genitori che non li mettono mai in discussione ma li idolatrano, no matter what.

Lascio questa scuola per cancellare in tempo i fallimenti di questi 10 anni: l’intitolazione del laboratorio di Fisica alla collega venuta a mancare, richiesta con firme e ignorata; la mancata intitolazione dell’auditorium all’emerito preside Andreoli; l’accettazione del ruolo di AD e le mie sucessive dimissioni per eccesso di senso del dovere e incapacità di ottenere quel cambiamento in cui credevo; il corso di formazione per colleghi, svolto con passione e dedizione ma con ricaduta di “condivisione” nulla; la richiesta della piattaforma Google Suite for Education mai implementata; il rifiuto del sostegno della Onlus “Tatiana Fund” con sponsorizzazione della scuola indiana per orfani “Bal Prakash”; lo scarso coinvolgimento dei docenti nel Flipped Learning e la condivisione del mio Know How che non ho avuto l’energia di  forzare; il mio ruolo di formatrice Flipnet offertomi e rifiutato per dedicarmi alla famiglia e all’assistenza di mamma; i troppi entusiasmi tra i quali la tanto desiderata accettazione al TedEd Club che, per burocrazia, cecità istituzionale e difficoltà degli studenti, è stata un’esperienza annuale, un fiore all’occhiello della scuola italiana eppure ignorato; una meteora a lungo sognata e rapidamente svanita. 

Lascio questa scuola perché voglio mantenere vivo il ricordo dei tantissimi successi: gli anni felici come supplente a Tarvisio (90 + 90 km al giorno) e Tolmezzo; la goliardia degli anni all’Istituto Professionale; il premio conferitomi al Liceo come docente dell’anno per l’innovazione didattica e tecnologica; il primo premio nazionale Gold condiviso con la collega e amica Cristiana  per il progetto “Learn by Blogging”; il pionieristico telegiornale dei ragazzi fatto con i teloni verdi improvvisati; il corso di teatro e il premio per lo spettacolo “Alice nel Paese delle Meraviglie” usando il mio barattolo gigante di Nutella come oggetto di scena e, a fine anno, la baguette infinita piena di Nutella, regalatami dai ragazzi. Come dimenticarvi! Lo scambio con Sacramento accolti da 3 limousine ( ma per la collega sarebbero stati semplici taxi LOL!) ; le partecipazioni a eventi culturali quali Dedica, Pordenone Legge, Adotta uno spettacolo; i libretti digitali di poesie dedicate alla collega Mariagrazia che non c’è più; il Cineforum pomeridiano in inglese, prima coi jurassici VHS e poi con i DVD; i meravigliosi video digitali fatti dai ragazzi; i podcast di letteratura e storie horror; i festini in classe con i cuoricini disegnati sulla lavagna; i film in classe mangiando croissant portati dalla prof come sorpresa; le dimostrazioni di affetto di tanti studenti che ancora mi vengono a trovare e mi scrivono dopo 30 anni per rendermi partecipe dei loro successi e gioie. GRAZIE!

Tutto questo e molto di più, ma soprattutto i progressi quotidiani cui ho assistito e le maturazioni come persone, mi hanno gratificata e resa felice di alzarmi ogni mattina per andare a scuola in tutti questi anni. Non ho mai rimpianto carriere o scelte diverse che avrei potuto intraprendere. Perché? Perché l’aspetto umano ha sempre prevalso su tutto il resto.  

Infine, last but not least, lascio questa scuola per evitare quel momento in cui, inesorabilmente e con grande dolore, mi accorgerei di avere perso lo humour e la connessione con gli studenti. Meglio lasciare finché sono in controllo e si accorgano della mia mancanza. Meglio lasciare prima di dimenticare i nomi – e non solo le date.

Meglio andare prima di odiare la campanella del mattino.

Come diceva Joyce “Meglio passare a miglior vita baldanzosamente, nel pieno splendore di qualche passione, piuttosto che appassire e spegnersi lentamente di vecchiaia.”

Prof. Laura Cimetta

6 giugno 2019

14 thoughts on “FAREWELL LASCIO LA SCUOLA

  1. Dearest Laura, I can only write thank you for the person you are, the passion you have, the hope that you will continue to give and share; thank you for sharing a precious treasure of materials and experiences that I really appreciated as a teacher. A big hug.
    CristianaT.

    • Dear Cristiana, thanks for your appreciation and support. I now need to have a break and then, I may decide to continue using the Blog for … surprise! Lots of ideas swirling around my head :). Stay tuned and a big hug. Laura

  2. tutto ciò che hai scritto e che ho letto del tuo lasciare la scuola corrisponde ai miei sentimenti.Purtroppo sono incatenata ancora per tre anni a questa nave che sta affondando e che non ha più una meta.MI mancheranno i tuoi appunti attenti da cui ho tratto molta ispirazione per le sempre più difficili ore di lezione.Dai lontani giorni dell’Irlanda ….. Spero tu mantenga aperta una porta in qualche modo per noi anche per un sito Scuola in Ospedale .Inviaci le tue nuove esperienze e non ti dimenticare di noi attenti lettori che in questo momento si sentono abbandonati ma non traditi.A presto in qualche modo .carla la spezia

    • Cara Carla, non essere così negativa, insegnare è il lavoro più bello del mondo ma c’è un tempo per tutto. I miei appunti sono sempre qui e forse si evolveranno in qualcos’altro. GRAZIE del messaggio e del supporto. Don’t give up.Non scomparirò 🙂 Laura

    • Cara Antonella, lo considero un meraviglioso complimento. E prometto che ci vedremo per cats in English in nome del Clil
      Un abbraccio
      Laura

  3. Cara Laura, grazie per averci voluto dare un’ennesima dimostrazione della tua passione per l’insegnamento e per i ragazzi, che sono l’unico scopo del nostro sforzo e che, alla fine, ci danno più di quanto noi diamo loro. Purtroppo, tutto il contesto in cui operiamo – a parte qualche collega – milita contro, non si sa se più per paura, invidia, o cos’altro. Non esagero dicendo che la tua decisione – certamente sofferta, ma, immagino, a lungo meditata – è una grossa perdita per la causa dell’insegnamento dell’inglese “vero”, allo stesso tempo classico, moderno, outspoken e mai ipocritamente politically correct. È una fortuna che rimangano alcuni validi baluardi, ma ahimè, pochi sono. Speriamo che tu vorrai continuare “in altra forma”, come accennavi, vista la grande efficacia comunicativa che possiedi, in tutte le forme espressive – di cui lo splendido congedo “letterario”, ma appassionato e sincero, è prova.
    Con affetto e stima

    Stefano e Rita.

    • Caro Stefano e Rita,
      Che commento lusinghiero che mi salvo per i momenti – molti – di scarsa autostima -.GRAZIE. Ho bellissimi ricordi delle classi dei primi anni di Liceo Scientifico, quando ero più giovane e a andavamo in gita in Grecia ( con alluvione ) … ma mai politically correct . Continuerò in forme che devo ancora bene definire ma all’insegna della libertà e serenità, senza la schiavitù della burocrazia.
      Un grande abbraccio anche a Rita
      Laura

  4. Cara Laura, ci mancherai molto, ma spero tanto tu possa trovare, in questa seconda parte della tua vita di insegnante (perché è soltanto l’inizio della “seconda parte”, conoscendoti ne sono certa!) un luogo in cui condividere e mettere a disposizione tanta esperienza, conoscenze, umanità. E spero non ti dimenticherai di noi che saremo ancora qui a lottare ogni giorno in mezzo ai PTOF, PCTO, BES e quant’altro per lasciare qualcosa di buono ai nostri ragazzi, come hai sempre cercato di fare tu. E magari, da un angolo di osservazione più esterno, e con la saggezza che si acquista spesso a distanza, potrai darci il tuo supporto, qualche consiglio, qualcuna delle tue infinite idee, perché non ci lasciamo ingrigire in questo sistema che a volte sembra essere tutto, fuorché formativo.
    Al di là di tutto, mi piacerebbe sapere che porterai con te i ricordi più positivi degli anni e del lavoro insieme. Io lo farò senz’altro. Un abbraccio forte.
    Francesca

    • Cara Francesca, grazie del commento e sai quanto io sia stata bene a lavorare con te, portando la nostra classe, con gioie e dolori, all’esame finale. Prometto che condivideremo ancora tante cose, magari a casa mia with a cup of tea – or chocolate or Baileys – e con serenità e allegria come abbiamo sempre fatto. Un abbraccione
      Laura

  5. Cara Laura, sono un’insegnante di un Liceo scientifico piemontese, ti seguo da anni , ,da quando ho trovato per caso il tuo blog su internet , che è stato subito per me fonte di ispirazione insostituibile. Lo aprivo e lo apro ancora oggi regolarmente per trovare idee, suggerimenti , una guida in questo mestiere che nessuno ti insegna e che e’ sempre migliorabile e di cui non sei mai soddisfatta fino in fondo.Mi piace tutto di te ,la tua creatività , la tua semplicità, la tua inventiva, il tuo amore per i giovani,il tuo essere giovane dentro, trascinante e coinvolgente in tutto quello che fai.Sei l”insegnante che tutte vorremmo essere e continuerai ad essere il nostro modello per molto tempo.Hai fatto grandi cose e ne puoi essere orgogliosa.Ti voglio bene.Simonettta

    • Cara Simonetta,
      Ho letto adesso il tuo commento e mi sono commossa. Pensare di essere seguita e stimata da colleghe come te, lontane e così affettuose e piene di entusiasmo mi confonde e mi rallegra. GRAZIE di avermi scritto! Sapessi qua te volte ho sperato che qualcuno, qualche collega, lasciasse un qualche feedback per poter migliorare e quante volte mi sono sentita un po’ isolata. I ragazzi spesso brontolano quando devono fare cose extra sul Blog! Beh sono davvero felice di essere stata d’aiuto e ispirazione e magari chissà…
      intanto ti saluto e abbraccio virtualmente. Auguri per tua carriera e KEEP IT UP!
      Laura

  6. Cara Laura, anch’io sono tra le insegnanti che hanno preso ispirazione, energia e idee dal tuo blog. Dal tuo stile, diciamo. Ecco perché il tuo farewell mi ha depresso. E continua a deprimermi quando ci penso. Tutte le persone che tentano di uscire dalla visione ingenua delle cose sono costrette a mollare, gli insegnanti veri vengono tormentati o isolati, restano gli altri…
    Manda presto un segnale vitale, la nostra community ne ha bisogno! Dedicati alla formazione, studia una soluzione…don’t let us down!
    Con super stima
    Roberta Carraro
    Vicenza

    • Cara Roberta, che commento meraviglioso!! GRAZIE. Il mio farewell non deve deprimerti perchè avviene dopo 34 anni di felice insegnamento. vero che non mi riconosco più in questo sistema ma forse è anche la stanchezza di tanti anni di sogni, alcuni realizzati e altri no. Mi è capitato un post su facebook di quando andai ad Harvard a mie spese per due corsi su “teaching English using technology” e “Teaching with the iPad”. Era il luglio 2013 e allora pensavo che avrei insegnato forever, avrei avuto la classe iPad etc etc. Non è andata come speravo ma ho imparato tanto e mi sono divertita. Mi avrebbe fatto piacere sentire il supporto di quelle come te che mi seguono sul blog magari per migliorare i post o fare lavorare i ragazzi insieme. Ora ti chiedo di aiutarmi a trovare “quella soluzione che auspichi” not to let you down. COME e COSSA vorresti quando parli di formazione? Credi che il blog possa diventare uno strumento per questo? Idee? Graze e buone vacanze! DOVE insegni? Chissà che ci incontriamo magari.
      Laura

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